Non è solo una vitamina
La vitamina D è più simile a un ormone che a una vitamina classica. Regola oltre 200 geni del nostro DNA e influenza il funzionamento di ossa, sistema immunitario, muscoli, cervello e cuore. La sua carenza, oggi diffusissima, è collegata a un numero crescente di problemi di salute.
Perché siamo tutti carenti
La sintesi cutanea della vitamina D richiede esposizione diretta al sole, ma gli stili di vita moderni la rendono insufficiente: lavoro al chiuso, creme solari ad alta protezione, inverni lunghi, vivere alle latitudini settentrionali, pigmentazione scura della pelle. Si stima che oltre il 50% della popolazione mediterranea sia carente, percentuale che sale all'80% in inverno.
I sintomi della carenza
- Stanchezza cronica: senso di affaticamento persistente che non passa con il riposo
- Dolore osseo e muscolare: dolore diffuso, debolezza, crampi frequenti
- Infezioni ricorrenti: raffreddori frequenti, influenze, infezioni delle vie respiratorie
- Umore depresso: tristezza, irritabilità, depressione stagionale
- Perdita di capelli: capelli che cadono in modo anomalo
- Cicatrizzazione lenta: le ferite impiegano più tempo a guarire
Fonti naturali
L'esposizione solare resta la fonte principale: 15-20 minuti di sole su viso, braccia e gambe scoperte nelle ore centrali del giorno, da aprile a settembre, garantiscono una buona sintesi. Le fonti alimentari sono limitate: pesce grasso (salmone, sgombro, sardine, aringhe), tuorlo d'uovo, fegato, funghi esposti al sole. Spesso però non bastano a raggiungere i livelli ottimali.
Quando integrare
Per stabilire la necessità di integrazione, è utile dosare la 25-OH vitamina D nel sangue. I valori ottimali sono tra 40 e 60 ng/ml. Le dosi di integrazione variano in base al livello di partenza: in genere 2000-4000 UI al giorno per la maggior parte degli adulti, sempre associate a vitamina K2 per garantire la corretta deposizione del calcio nelle ossa anziché nei vasi.
Precauzioni
La vitamina D è liposolubile e può accumularsi se assunta in eccesso. Dosaggi superiori a 10.000 UI al giorno per periodi prolungati richiedono supervisione medica e controllo della calcemia.